
La nazionale svizzera continua la sua corsa verso i Mondiali del 2026, ma la vittoria contro la Colombia negli ottavi di finale è stata estremamente sofferta. Dopo un pareggio a reti inviolate nei tempi regolamentari e supplementari, il destino del passaggio del turno è stato deciso da una serie di calci di rigore, dove la Svizzera ha avuto la meglio con un risultato di 4-3.
Al fischio finale, uno dei protagonisti e allo stesso tempo uno dei calciatori più autocritici è stato il difensore centrale Manuel Akanji.
Un rigore sbagliato e una confessione sincera
Il calciatore non ha nascosto la sua delusione nei confronti del rigorista. Secondo Akanji, quest’ultimo ha commesso un errore classico, cambiando idea proprio un attimo prima del tiro.
Il difensore ha ammesso di aver persino detto al commissario tecnico Murat Yakin, dopo la partita, di non voler più tirare un rigore.
«Ho detto a Murat Yakin che quello sarebbe stato l’ultimo rigore che avrei mai tirato. È stato un vero disastro. All’ultimo momento ho cambiato idea, ho cambiato la mia decisione e me ne sono subito pentito. C’è una regola per un buon motivo: se hai deciso dove tirare, non cambiare idea. Sono anche scivolato un po’, quindi la palla è finita alta sopra la traversa», ha detto Akanji.
Lo spirito di squadra è stato decisivo
Nonostante il suo errore, il difensore ha sottolineato la reazione dei suoi compagni. È stata la loro unità e disciplina, a suo parere, a permettere alla Svizzera di superare un momento difficile e vincere comunque.
Akanji ha ammesso che la squadra non ha mostrato il suo miglior calcio, soprattutto in fase offensiva. Allo stesso tempo, ha sottolineato che gli svizzeri hanno giocato in modo organizzato in difesa e non hanno permesso ai colombiani di creare molte occasioni pericolose.
Una partita in cui i nervi hanno deciso tutto
La partita contro la Colombia è stata una delle più prudenti degli ottavi di finale. Entrambe le squadre hanno giocato con la massima cautela, concentrandosi principalmente sulla difesa della propria porta.
Per 120 minuti, gli avversari non sono riusciti a trovare la via del gol. Di conseguenza, tutto si è deciso ai calci di rigore, dove la resilienza psicologica si è rivelata più importante del bel gioco.
Nonostante l’errore di Akanji, i suoi compagni sono riusciti a compensare la sua mancanza, garantendo alla Svizzera una storica qualificazione ai quarti di finale del Mondiale.
Ad attenderli c’è una prova ancora più impegnativa.
La nazionale svizzera prosegue il suo cammino ai Mondiali e si sta già preparando per la prossima partita. Ai quarti di finale, il livello degli avversari sarà ancora più alto e non ci sarà praticamente margine di errore.
Per Akanji stesso, la partita è stata un’importante lezione psicologica. Le sue parole sincere dopo il fischio finale confermano l’enorme pressione esercitata durante i calci di rigore.
Nonostante il suo errore, è stato lo spirito di squadra, il sostegno reciproco e la calma nel momento cruciale a permettere alla Svizzera di compiere un altro passo verso il sogno di competere per le medaglie della Coppa del Mondo.
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